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10-11-10 una morte binaria

http://www.youtube.com/watch?v=P3wrw1zYn2Q&feature=player_embedded

Parco della Vittoria

In questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori; ognuno, chi in
maniera argomentata e chi provocatoria, ha detto la propria opinione.
Alcuni hanno avanzato delle proposte, sottolineato dei limiti,
evidenziato dei rischi; è successo anche in Presidio, durante
l’assemblea settimanale. Altri, come sempre avviene sulle vicende
importanti, hanno fatto speculazione politica, anche se sulla vicenda
Dal Molin non dicevano una parola da mesi.

Va bene così, perché questa attenzione evidenzia l’importanza,
quantomeno nella dialettica pubblica, che assume viale della Pace. Che
nasce in un momento in cui il fatalismo sembrava diventare via via il
perno intorno a cui ruotava l’opinione diffusa sul Dal Molin; perché, di
fronte a un cantiere che avanza a tempi di record sotto i nostri occhi,
molti vedevano chiudersi ogni possibilità di mobilitazione contro la
militarizzazione che soffoca la città.
E invece, dopo mesi di iniziative che, per esempio, hanno visto
centinaia di vicentini attraversare quel territorio lo scorso 25 aprile
entrando dalla rete tagliata, viale della Pace è diventato un qualcosa
di concreto, tangibile, realizzabile; e, bisogna aggiungere,
conquistabile. Perché se è vero che l’area sarà sdemanializzata e
passata alla città, non è affatto automatico che questa sarà dei cittadini.

Ma cosa rappresenta, oggi, viale della Pace? Nell’ultimo anno abbiamo
vissuto la rabbia per l’avvio di un cantiere che abbiamo osteggiato; e
l’impotenza di fronte all’opprimente rappresentazione di forza che è
stata fatta contro la città per imporre questo progetto. Abbiamo, anche,
ascoltato le esperienze di tante donne e uomini che in ogni angolo della
terra – da Okinawa a Vieques o Diego Garcia – si oppongono alle basi
militari statunitensi, spesso con le stesse sensazioni e le stesse
emozioni che proviamo noi; e, di queste realtà, abbiamo apprezzato la
costanza e la tenacia che ha portato intere comunità a opporsi per
decenni alla presenza militare, fino a ottenere in alcuni casi la
chiusura delle installazioni di guerra.

Molti, in questi giorni, fanno finta di non vedere il nesso che esiste
tra il cantiere che avanza e l’area che sarà trasformata in viale; altri
sperano che questo sia lo strumento della riconciliazione, dimenticando
che le ferite inferte alla città e al suo territorio non sono
compensabili con alcuna opera o dono e facendo orecchie da mercante a
chi ricorda che la falda acquifera, una delle più grandi d’Europa, è in
grave pericolo.

Eppure quel territorio, situato al di qua del filo spinato statunitense,
rappresenta lo spazio di dignità della comunità vicentina. Esso, come
dimostrano i progetti statunitensi, avrebbe dovuto essere parte
integrante della base in via di realizzazione; rappresentava l’area di
espansione della servitù militare, come è avvenuto nei decenni per la
Ederle che, via via, ha conquistato nuovi terreni e palazzine. Così non
sarà, e questo ha un primo importante significato: la presenza militare
statunitense a Vicenza, seppur devastante e imponente, è monca,
depotenziata, limitata da un’area che sarà riconvertita a usi civili: la
prima in una lunga storia di militarizzazione della città.

Ma viale della Pace è un qualcosa di più che uno spazio sottratto agli
statunitensi: se, infatti, un’imposizione non è legittima solo perché
realizzata, l’opposizione alla militarizzazione e il desiderio di
realizzare una città un giorno libera dalle servitù di guerra deve
continuare a cercare nuove strade, piazze e strumenti. E, in questo
senso, viale della Pace rappresenta uno stimolo per quei tanti vicentini
che, dignitosamente, si sono da sempre battuti contro i progetti
statunitensi; fare di viale della Pace uno spazio di opposizione alla
guerra, un cantiere nel quale costruire la Vicenza libera dalle servitù
militari, un luogo che sappia rappresentare e mantenere sempre attuale
l’opposizione a una presenza ingombrante e pericolosa: questo è lo
sguardo con il quale guardiamo i 150 alberelli che abbiamo piantato
quasi tra anni fa là dentro.

Chi vuole, continui a chiamarla compensazione; chi preferisce ritirarsi
in buon ordine, come ha scritto su Il Giornale di Vicenza, lo faccia
pure; chi sente di meritarsi la nuova base statunitense resti a
guardarla crescere. Noi crediamo che i vicentini non se la meritino,
quella devastazione; ecco perché vogliamo continuare a camminare:
domandando, come ci insegnano gli zapatisti, ma anche costruendo, come
abbiamo imparato in tutti questi anni incrociando migliaia di donne e
uomini che, in Italia e nel mondo, pensano che un altro mondo va
realizzato e non soltanto immaginato.

Leggi anche "Quelli che viale della Pace non lo capiscono e vai allo
SPECIALE sul viale.

un militar muerto

Aporcalipse now

http://tv.repubblica.it/copertina/roma-storace-perde-le-staffe/47095?video=&pagefrom=1

Mi piace l’odore del dopobarba di Storace al mattino. Sapete, una volta
bombardammo la Sala Giulio Cesare per dodici ore. Quando fu tutto finito
andai lassù con Francesco Storace. Non ci trovammo più niente, nemmeno
il cadavere di un fottuto Onorevole del centrosinistra. Ma l’odore… si
sentiva quell’odore di dopobarba, l’intera Sala Giulio Cesare odorava
di…di vittoria……
 

Clear

Terminate le indagini sulla presunta lettera all’antrace giunta al Comune di Vicenza.

Non si tratterebbe di un attentato batteriologico, ma di un mitomane con problemi di forfora.

Fantasia

Non sapendo più cosa dire, il Giornale di Vicenza ci racconta da giorni la storia dell’orso.

Signor C. La première

Più elegante di Peruffo con lo smoking,

più esclusivo di un gruppo resistenza,

più sovversivo dell’ultimo libro di Bruno Vespa,

è l’evento di venerdì sera al presidio.

E’ gradito l’abito scuro.

007

Eravamo in 7. Siamo rimasti in 6.

 

24-2-2010

TENTATO OMICIDIO. Perarolo, sentita in aula la barista brasiliana
«Così voleva uccidermi
il mio ex fidanzato»
Ha ricostruito al gip l’aggressione del 5 gennaio
 
  «Voleva uccidermi. Mi si è avventato contro come una furia. Con il coltello mi ha colpito più volte, al collo, in testa, sulle braccia, fino al polso perché cercavo di difendermi. Poi sono scappata fuori dalla macchina e lui è ripartiti».
Maria Rufino Biraci, 39 anni, cittadina brasiliana residente ad Arzignano, per quasi un’ora ieri mattina ha risposto alle domande del giudice Stefano Furlani e del pm Paolo Pecori. La donna, assistita dall’avv. Andrea Tirondola, è stata sentita nella formula dell’incidente probatorio, ed è stata incalzata anche dalle domande degli avv. Francesco Pasquino e Elena Bronca, che difendono Luca Vaccari, l’ex fidanzato di Maria che è in carcere dal 6 gennaio con l’accusa di tentato omicidio volontario premeditato, porto abusivo di coltello e rapina della macchina della donna.
La donna ha ricostruito le drammatiche fasi dell’aggressione, avvenuta nella rapina del 5 gennaio nella zona di Perarolo, raggiunta in auto dopo che la coppia era partita da Brendola. «Eravamo fidanzati – ha spiegato -, poi ci eravamo lasciati ma continuavamo a vederci. Chi cercava l’altro? Un po’ tutti e due», ha spiegato con il collo fasciato. «Sì, provo ancora dolore», ha detto.
In base a quanto era stato ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo, Vaccari, 37 anni, che lavora come tecnico del laser, dipendente nell’azienda di marmitte del padre, e che vive a Brendola in via Orna 11, la sera precedente l’aggressione aveva contattato Biraci. «Vediamoci domani sera a cena da me», era stato il suo invito.
La donna, che aveva avuto con Luca una relazione finita nell’estate 2008 e che a dire del tecnico da mesi lo tormentava per tornare con lui, aveva accettato di buon grado. Vaccari l’aveva invitata ad andare a cena fuori, ed erano saliti sulla Ford Ka della donna. Lui l’aveva portata sui colli, fino a raggiungere via Righi a Perarolo, dove l’aveva colpita con una quindicina di coltellate. Lei era riuscita a scappare, e lui per bloccarla le aveva strappato le extension. Lei era stata soccorsa da un automobilista di passaggio e lui era fuggito, abbandonando poi l’auto. Secondo l’accusa aveva in casa delle taniche di benzina che servivano a dar fuoco alla macchina e alla sua ex, dopo averla uccisa. 
Vaccari, molto provato per l’accaduto, aveva dato una versione diversa durante l’interrogatorio di convalida, fornendo spiegazioni in parte differenti rispetto a quanto aveva detto a caldo ai carabinieri nelle fasi dell’arresto: «Era lei che voleva riprendere la storia perché voleva ricominciare e io non lo volevo proprio. Era insistente, mi stressava. La benzina non c’entra nulla, mi serviva per altre cose. Non ricordo le coltellate, so che è stato uno scatto d’ira».
Dopo la deposizione di Biraci, l’indagine prosegue spedita. La procura sta ultimando gli accertamenti e non è escluso che a breve possa chiedere il rinvio a giudizio del tecnico. Nel frattempo i legali di quest’ultimo stanno valutando se chiedere una misura alternativa al carcere, magari in qualche comunità. D. N.

14-2-2010

SAN VALENTINO. La sorpresa organizzata da una trentenne vicentina per il compleanno del suo convivente finisce nel peggiore dei modi
Lei vuol fare un regalo a lui: sesso a 3
Lui trova l’altro e scoppia il finimondo
Diego Neri
A nulla servono le spiegazioni della giovane («Ma non eri tu a chiederlo?») per placare la furia di gelosia Urla, botte da orbi e piatti rotti: intervengono prima i vicini, quindi perfino una pattuglia dei carabinieri

Coccole fra due innamorati. Nel caso in questione, c’era un terzo
Quella che doveva essere una piccantissima sorpresa per il compleanno si è trasformata in una baruffa colossale, con botte, urla, danni e il rischio di dover raccontare tutto quanto in un’aula di tribunale. Il regalo a luci rosse – un po’ per gli anni, un po’ per la concomitanza con S. Valentino – di una trentenne per il suo fidanzato, infatti, ha scatenato la sua gelosia al punto che ne è nata una lite dai contorni ancora in parte da chiarire.
Lei, 30 anni, disinibita (evidentemente) impiegata vicentina e lui, 32, tecnico dai gusti un po’ particolari convivono in un appartamento nell’hinterland della città. La loro relazione dura da qualche tempo e pare che funzioni. Almeno, fino a qualche sera fa.
In base a quanto è stato ricostruito, dei punti di forza del loro amore sono sempre stati il sesso e la voglia di trasgressione. Lui, in passato, avrebbe più volte confidato alla sua bella di voler provare ad avere con lei un rapporto sessuale a tre, con un altro uomo. Una circostanza che lei avrebbe spiegato di gradire. De gustibus.
Sta di fatto che lei ha deciso di fargli una sorpresa. Una seratina romantica, con le luci soffuse e la musica di sottofondo. L’avrebbe aspettato in casa, dopo il lavoro, con una vestaglietta vedo-non vedo. Solo che con lei ci sarebbe stato anche un altro per realizzare quel sogno proibito. Dopo essersi scervellata su chi invitare come terzo, ha scelto un amico che ha accettato di buon grado ed ha pianificato nei dettagli la notte bollente. Parrucchiera, estetista, intimo adeguato… La sera giusta era quella del compleanno del suo convivente. «Chissà come apprezzerà questo regalo», si sarà detta la giovane vicentina.
Il seguito della storia è andato in maniera un po’ diversa. Sarà la gelosia, sarà che, perché era il suo compleanno, il vicentino finito al lavoro ha offerto da bere agli amici, ed ha esagerato con gli spritz.
Di fatto, quando è tornato a casa ed ha visto la sua fidanzata agghindata come una ballerina di lap dance in un privè magari sarà stato anche contento; ma quando ha visto che c’era un altro uomo con lei che la accarezzava è andato su tutte le furie e lo ha invitato, senza mezzi termini, a rivestirsi e ad uscire da casa sua.
L’impiegata ha cercato di spiegargli che era un regalo, quella famosa trasgressione di cui parlavano da tempo. Ma è servito solo a farsi riempire di insulti, e non è difficile immaginare quali. Sono volati prima gli insulti, poi i piatti e i bicchieri, ed infine gli sberloni. Sentendo le urla sono accorsi anche i vicini, e uno di loro ha chiamato i carabinieri. Quando è arrivata la pattuglia, la lite stava volgendo al termine con l’amico, il terzo incomodo, che stava raccogliendo in fretta i suoi vestiti per tagliare rapidamente la corda. Per il sesso a tre se ne riparlerà un’altra volta.
Le denunce, promesse, non sarebbero state ancora formalizzate.